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Una giornata a casa Monsupello

2024-07-29 14:36

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Una giornata a casa Monsupello

Le vigne a perdita d’occhio e l’accoglienza della famiglia Boatti, un viaggio sensoriale tra profumi, colori e sapori dell’Oltrepò pavese...

by Marina Caccialanza


Si respira la storia della viticoltura, si percepiscono il sapere e la cultura del vino in tutte le sue sfide e sfumature. L’Azienda Agricola Monsupello è la casa della famiglia Boatti.


Negli anni cinquanta del secolo scorso, Carlo Boatti, papà di Laura e Pierangelo, oggi alla guida dell’azienda, viene scoperto da Luigi Veronelli, che apprezza e comprende le potenzialità del vino prodotto, il Podere La Borla, un rosso tranquillo, una rarità per l’Oltrepò. Oggi casa Monsupello è conosciuta in particolare per le bollicine, ma all’epoca fu scoperta per un rosso, oggi simbolo dei 130 anni della maison, con una speciale etichetta dedicata proprio a Carlo. Il suo debutto è stato nel 1961, il primo vino dell’Oltrepò pavese ad essere premiato con la “Douja d’or” nel 1975.


Carlo Boatti, selezionando le migliori particelle in Oltrepò e costruendo un grande vigneto di 50 ettari di proprietà, risorse di valore che forniscono circa la metà del fabbisogno di uva, a garanzia dell’autonomia e della sostenibilità dell’azienda familiare, crea in quegli anni un’azienda oggi tra le più prestigiose e rinomate.
Protagonista della produzione il Pinot nero, Monsupello produce vini agili e di slancio, che non dimenticano la leggerezza, lo stile contemporaneo e la convivialità, grazie alle infinite combinazioni con i piatti in abbinamento.


GrappoliJPG


Quando si arriva a Monsupello, quello che colpisce il visitatore è innanzi tutto il paesaggio: vigne a perdita d’occhio, arrampicate lungo le colline, una pendenza che fa immaginare la particolarità dei vigneti e le difficoltà legate alla loro cura e coltivazione.


In questi vigneti il lavoro dell’uomo è un valore imprescindibile: la vendemmia viene praticata manualmente in cassette da 18 chili, sia per le uve bianche, sia per quelle rosse. Questo permette di selezionare i grappoli con cura, scegliendo solo quelli che raggiungono la perfetta maturazione e il giusto equilibrio zuccherino. Questo processo, estremamente delicato, preserva l'integrità del frutto, evitando lo stress che la raccolta meccanica potrebbe causare.


I 50 ettari di terreno coltivato sono completamente inerbati fin dagli anni ottanta.


Carlo Montanelli, consulente vitivinicolo di Per Le Uve di Giovanni Bigot, spiega che fu una scelta della famiglia Boatti per mantenere la biodiversità vegetale e animale e per gestire l’eccesso idrico e aumentare la portanza del terreno. “L’azienda – spiega Montanelli – ha aderito all’indice Bigot, un metodo di valutazione brevettato e scientifico del potenziale qualitativo di un vigneto, che prende in considerazione 9 parametri, e favorisce la migliore conduzione agronomica dei vigneti e il loro stato di salute”.


I parametri che hanno influenza diretta sulla qualità del vino sono:


·     produzione,


·     superficie fogliare esposta,


·     rapporto tra metri quadri di foglie e quantità di uva per ceppo,


·     sanità delle uve,


·     tipo di grappolo,


·     stato idrico della pianta,


·     vigore vegetativo,


·     biodiversità e microrganismi,


·     età del vigneto.


L’obiettivo è quello di quantificare le potenzialità qualitative di ogni vigneto e associare un’etichetta portando l’uva migliore per la tipologia di vino che si vuole realizzare, ottimizzando la produzione e il risultato.


Spiega Pierangelo Boatti: “Queste valutazioni servono anche per identificare ogni vigneto e il tipo di vino che si può produrre con quelle uve. L’annata è caratterizzante; per esempio il 2022 e il 2023 sono stati segnati dalla siccità mentre il 2024 dalle piogge continue. Questi fattori sono costanti sfide per far sviluppare al meglio le potenzialità del vigneto. Quest’anno l’inerbimento è particolarmente importante per garantire il drenaggio”.


I vitigni di Pinot nero, Croatina, Barbera, Cabernet Sauvignon, Merlot, Nebbiolo, Pinot grigio, Riesling renano, Chardonnay, Sauvignon, e Muller Thurgau trovano a Monsupello il luogo ideale. 




La passione della famiglia Boatti, che dal 1893 esprime le potenzialità del territorio dell’Oltrepò attraverso il vino, nasce in questo terroir generoso, dove le uve affondano le loro radici in un terreno ricco di nutrienti diventando vini di grande pregio.


Il 95% della produzione serve il mercato italiano, quasi esclusivamente attraverso il canale ho.re.ca. non contemplando la grande distribuzione. Una scelta che punta a premiare l’eccellenza del prodotto, meritevole di un apprezzamento competente e di valorizzazione.


L’autodisciplina adottata e la scelta del metodo Bigot favoriscono l’attuazione di un progetto di sostenibilità ambientale che diventa un vero mantra, aldilà della certificazione. La qualità delle uve conferite genera l’eccellenza dei vini legata alla qualità della materia prima.


Ascoltare Pierangelo Boatti, Chef de Cave e uno dei palati più raffinati e assoluti del panorama enologico italiano, raccontare i pregi dei suoi vini è un’esperienza coinvolgente. La sua sensibilità gustativa è un dono che i suoi collaboratori definiscono come “la capacità naturale di attribuire a un vino i giusti valori prima ancora che lo faccia il laboratorio su basi scientifiche”.


Coadiuvato dagli enologi Stefano Torre e Federico Fermini ha animato la degustazione del Podere La Borla, vino rosso di grande carattere e complessità, direttamente dalla botte, ancora in fase di affinamento.


“Ogni legno dona al vino una sfumatura unica – ha spiegato Boatti - esaltandone le caratteristiche, conferendogli personalità e complessità. La scelta del giusto legno e della giusta tostatura è fondamentale per esaltare le potenzialità del vino”. Un'esperienza unica che permette di apprezzare il vino in divenire, cogliendo le sfumature che si evolveranno nel tempo.


Laura Boatti, Direttrice Creativa di Monsupello, ha raccontato: “Il vino Podere La Borla rappresenta la svolta di Monsupello. Questo rosso, divenuto simbolo del percorso ultracentenario della nostra azienda, è dedicato a papà Carlo che ne fu l’artefice, ed è motivo di orgoglio”.


Ma la famiglia Boatti è particolarmente legata anche a Nature, il vino più iconico, che papà Carlo Boatti usava aprire à la volée, immancabile ancora oggi nel calice di sua moglie Carla Dallera Boatti, donna dalla straordinaria capacità imprenditoriale, che per Carlo Boatti fu consorte, amica, socia, ispiratrice e che rappresenta la storia di questa importante realtà. Testimone dei valori dell’azienda che ha trasmesso ai figli, in particolar modo a Laura, impegnata a tutelare il tema della sostenibilità, dell’inclusione sociale e del ruolo delle donne.


Nature è stato la prima bollicina per il Gambero Rosso nel 2001 e ha evoluto anche in rosé. “Siamo stati i primi a realizzare una bollicina rosé – afferma Boatti – adesso è di moda”.  



Laura e Pierangelo Boatti

Azienda leader per gli spumanti italiani, portavoce della tradizione dei rossi, Monsupello è stata dagli anni sessanta il volano dell’Oltrepò, ha permesso di raggiungere un vasto pubblico e fare da trait-d’union tra il mondo della produzione e quello della critica. Un vero apripista per il territorio.


Qualità che oggi si esprimono anche nell’impegno sociale.


Testimone di questo impegno è il progetto sociale condiviso con Don Pietro Sacchi, parroco di San Pietro a Voghera e fondatore dell’Associazione Terre di mezzo, che ne spiega il principio ispiratore: “Terre di mezzo nasce e prende forma nel 2018 con un progetto educativo condiviso tra due mondi diversi, l’università e gli studenti del liceo e i detenuti del supercarcere di Voghera. Lo scopo è fare da collante tra il mondo dei giovani, della pubblica istruzione e della marginalità sociale. Da tempo la nostra associazione era attiva nelle carceri di Voghera, di Genova Marassi e San Michele di Alessandria. Con l’arrivo del covid, non potendo più entrare in carcere, abbiamo deciso di portare fuori i detenuti. L’Azienda Monsupello ha risposto con entusiasmo al nostro invito condividendo il progetto e la prima vendemmia ha visto l’ingresso in campo dei nostri ragazzi, insieme, in vigna. Una cinquantina di ragazzi suddivisi in squadre di dodici, con gli educatori e con 2 o 3 detenuti che, in questo modo, possono usufruire dell’articolo 21, vengono retribuiti in borsa lavoro e partecipano alle attività di vendemmia in un clima di accoglienza, inclusione ed educazione sociale e rieducazione che riteniamo molto importante”.


Monsupello accoglie il detenuto, offre lavoro, alcuni si fermano tutto l’anno per espletare le diverse attività secondo le regole dell’associazione. “È molto importante per i detenuti in un’ottica di percorso di reinserimento futuro nella società. L’uscita dal carcere è spesso un momento difficile, nel quale la percezione della realtà è legata al pregiudizio; l’accompagnamento è fondamentale. Laura e Pierangelo Boatti hanno dimostrato di essere grandi imprenditori e soprattutto grandi essere umani, una famiglia vera”.


Il risultato di questa collaborazione reciproca è, naturalmente, un ottimo vino: lo Sprigionato. “Un vino e un brand – afferma Don Sacchi - per dire alla società che possiamo aiutarli, possiamo trovare un linguaggio che risponda alle paure di chi stigma. Spesso la pena più forte è proprio la scarcerazione, dalle sbarre ai pregiudizi, fino alla recidiva. Dare ai detenuti che ne sentono il bisogno la possibilità di essere accompagnati fuori, e il sostegno una volta fuori, è fondamentale. Lo Sprigionato libera da tante cose, crea un connubio col linguaggio, sprigiona aroma e sapori anche nella vita delle persone. Perché ognuno ha una ferita e un percorso e oltre lo stigma trovi l’uomo e il suo valore intrinseco”.


E poi, in fondo, il vino è gioia, spiega Don Pietro Sacchi: “A Cana, Maria vede la tavola e accorgendosi che manca il vino, parla dell’umanità. Non manca nulla ma non hanno la gioia e così, Gesù trasforma l’acqua (la debolezza) in vino (la gioia). Anche l’anima ha bisogno di un upgrade…”.


Con un brindisi finale Pierangelo Boatti annuncia una novità: una nuova bolla per il 2025, 100% Pinot nero, e altri interessanti progetti in via di sviluppo.
Perché Monsupello e la sua terra sono espressione di una tradizione vitivinicola che guarda al futuro, con passione e innovazione. 


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